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Questo spazio è un piccolo pensiero dedicato a chi, nella sua vita, ha saputo fare qualcosa di grande e di bello per se, per gli altri, per la natura. La tristezza per quanto accaduto in alcuni casi, non oscura la bellezza della loro vita. Persone a cui siamo profondamente grati per essere un faro che illumina la nostra strada e ci invita a fare meglio nel nostro impegno.
Segnalaci esempi e storie di persone come queste

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Rose Busingye Chi soffre sa cosa vuol dire avere qualcuno che ti aiuta

Rose Busingye è nata nel 1968 a Kampala, Uganda, dove vive tutt'ora; è infermiera professionale specializzata in malattie infettive. Dal 1992 esercita la sua attività di volontariato con pazienti affetti da HIV/AIDS e altre malattie infettive, ha fondato l'ONG ugandese Meeting Point Kampala Association, nata per aiutare le persone affette da Hiv-Aids e i loro orfani che vivono negli slum di Kampala, di cui è stata eletta Presidente.

Il Meeting Point International oltre a fornire cure mediche e trattamenti antiretrovirali, offre sostegno psicologico agli ammalati e alle loro famiglie, concede prestiti ai più bisognosi per avviare piccole attività generatrici di reddito, porta avanti attività di sensibilizzazione sul problema dell’Aids.

Ma un altro grande problema dell’Africa, secondo Rose, non è la povertà o la mancanza di infrastrutture, ma “la mancanza di punti di riferimento: non si appartiene a nessuno e manca un ideale e un senso della vita, questo ha causato un’insicurezza generale nei rapporti tra le persone.

La speranza dell’Africa è la speranza di cui hanno bisogno gli uomini di tutto il mondo: sapere di chi sono". Quando Rose incontra una donna malata, la cosa fondamentale che cerca di comunicarle è che lei, la sua persona, vale molto di più della sua malattia, che non può essere la malattia a definirla, che anche nella malattia è possibile scoprire qualcosa di positivo, un abbraccio che può fare recuperare il significato di una vita intera.
Perciò si può anche decidere di imparare a leggere, a scrivere, si può ballare, addirittura fondare una squadra di calcio femminile, occuparsi dei propri figli, aiutare gli altri, insomma è possibile vivere.Succede cosi che donne costrette a spaccare pietre tutta la vita per vivere abbiano la possibilità di fare lavori più gratificanti, come costruire collane, e possano mettere da parte qualche soldo, grazie al microcredito, magari praticando anche loro l’adozione a distanza per bambini abbandonati.

Quando c’è stato lo tsunami, Rose ha proposto alle sue donne di raccogliere delle offerte per le vittime.
E loro hanno accettato, perché chi soffre sa cosa vuol dire, e sa anche cosa vuol dire avere qualcuno che ti aiuta.

E quando poi c’è stato l’uragano Katrina, che ha distrutto New Orleans, hanno voluto ripetere l’esperienza, hanno lavorato o mendicato per mettere insieme un po’ di soldi (circa 1.000,00 euro) e li hanno consegnati, insieme alle loro lettere, ad un incaricato dell’ambasciata statunitense a Kampala.

Hanno scritto che la cosa più importante nella vita è sapere di essere stati utili a qualcuno, e questo era il modo per loro di fare questa esperienza. “La novità dell’uomo – dice ancora Rose – accade se uno appartiene: da questo nasce una civiltà nuova”. In un paese dove la donna è tradizionalmente sottomessa e costretta ad essere passiva, ci sono donne che si divertono giocando a calcio, facendo gite e riscoprendo la bellezza delle danze tradizionali. Donne e uomini che “riscoprono il proprio volto”.

 
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